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dal 3 ottobre al 8
novembre 2009
orari: venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 - 12.00 / 15.00 –
18.00.
ingresso: € 2.60,
ridotto € 1.60
Inaugurazione: domenica 3 ottobre ore 17.30
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Prefazione
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
Presentazione di Claudio Rizzi
Comunicato stampa
Il debutto
della mostra si è svolto a Mantova, con Patrocinio di Regione Lombardia, Comune
e Provincia, nelle sale della galleria Errepi Arte, durante il Festival della
Letteratura.
“Allegorie della Scrittura” approda ora al Museo di Maccagno e segna un
ulteriore passo nel percorso di approfondimento dei linguaggi dell’Arte.
La mostra, programmata con inaugurazione in concomitanza, sottolinea il rilievo
culturale della 5ta Giornata del Contemporaneo e concorre ad
alimentare lo spirito istituzionale che anima la collegialità di sinergie e
iniziative.
Le parole e la pittura condividono grandi pagine e sono frequenti i legami tra
letterati e artisti.
Il panorama dell’attualità è ricco di testimoni in merito e i tre interpreti
chiamati ora in scena delineano territori attigui anche se differenti,
sintetizzano il percorso del tempo, ritraggono gli spazi dell’umanità.
Mario de Leo recupera arcaiche grafie, pergamene simbolo o canovaccio di giurisprudenza, nella esplorazione di alfabeti e nella stratificazione di scritture primordiali.
Raffaele Penna anima iscrizioni, frammenti e letture divinatorie: voli di uccelli, presagi del cielo, sole, pioggia e raccolto propizio. Una pittura graffiata dai segni del tempo e dalla vita, esplorata, celata e infine svelata.
Grazia Ribaudo fotografa la contemporaneità e il linguaggio sincopato della comunicazione fredda, interpreta le geometrie della nuova missiva e l’aritmetica del monologo che chiede colore per assaporare la vita.
A cura di
Claudio Rizzi e Paola Artoni, con coordinamento Ad Acta, Patrocinio di Regione
Lombardia e Provincia di Varese, la mostra propone al pubblico una selezione di
quarantacinque opere.
Un catalogo appositamente edito da Silvia Editrice, dotato di ampi apparati e
completa documentazione delle opere esposte, illustra la figura e l’opera degli
artisti presentati.
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Allegorie della scrittura
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
Nonostante a Maccagno la stagione estiva sia ancora nel pieno del clima di festa
e di svago, ci ritroviamo di nuovo impegnati nella presentazione del prossimo
evento espositivo che si terrà al Civico Museo.
Uso per la prima volta il plurale perché, come anticipato, da oggi queste
presentazioni le firmiamo a quattro mani con Andrea Maccario, il nuovo Assessore
alla Cultura che gradualmente si occuperà i prima persona di determinare e
disegnare le politiche culturali di questo nostro amato paese.
“Allegorie nella scrittura” presenta tre autori che oramai conosciamo da tempo e
con i quali abbiamo condiviso esperienze ed emozioni passate.
In questa mostra sono infatti presenti Mario De Leo, Raffaele Penna, Grazia
Ribaudo.
Siamo lieti di ritrovarli soprattutto in una occasione tanto importante, che
condividiamo con la galleria Errepi Arte di Mantova.
Un evento che viene inaugurato nella città virgiliana alla vigila del Festival
della letteratura e che si ripromette di riconciliare tra loro discipline
artistiche che sembrano tra loro distanti, ma che finiscono per confondersi e
completarsi.
Per almeno tre mesi si parlerà di un evento capace di vincere gli angusti
confini nei quali ci sentiamo talvolta prigionieri, per liberarsi in un vasto
territorio fatto di echi lontani e di sicuri riscontri.
Per Maccagno è un onore poter confrontarsi con altri centri importanti della
Lombardia, convinti come siamo che sia sempre più indispensabile che il nome del
Civico Museo sia accostato ad avvenimenti dal grande risalto mediatico e
culturale.
La presenza di partner istituzionali tanto prestigiosi come Regione Lombardia,
Comune e Provincia di Mantova e Provincia di Varese completano un’opera di
investitura che per noi vanno ben aldilà degli angusti confini del nostro
splendido Lago Maggiore.
A Claudio Rizzi e alla organizzazione di Ad Acta rinnoviamo i ringraziamenti per
questo importante percorso e, con loro, ci apprestiamo a salpare le ancore per
una nuova e affascinate avventura nel mare aperto dell’Arte Contemporanea in
terra lombarda.
Fabio
Passera
Sindaco di Maccagno
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Allegorie della scrittura
di Claudio Rizzi
Nell’Ottocento, intorno alla
metà del secolo, gli archeologi scoprono, ad Altamira, in Spagna, iscrizioni
rupestri e graffiti celati in antichissime grotte e risalenti all’era
paleolitica.
Immaginiamo l’emozione destata dal ritrovamento, che catapulta a quindicimila,
ventimila anni avanti Cristo un profilo di consapevolezza nell’uomo primitivo.
Un secolo dopo, intorno alla metà del Novecento, analoga scoperta avviene a
Lascaux, in Francia. I due casi si rafforzano in reciprocità e segnano la prima
traccia di comunicazione. Il disegno, simbolo, raffigurazione e monito, precede
la scrittura.
Per l’avvento dell’alfabeto e la successiva evoluzione in letteratura, occorre
attendere millenni e giungere alla soglia della Storia, Erodoto e i Lirici
Greci, anteprima della cultura occidentale e sconfinata modernità.
Da Altamira e Lascaux, da quelle grotte e dai loro graffiti, deriva il grande
dilemma: se sia pittura oppure codice espressivo.
Le tesi si contrappongono lecitamente anche se pare azzardato che, dinnanzi a
ipotizzabili quanto concreti problemi del quotidiano, l’uomo di allora avesse
tempo e voglia per inventare l’arte.
La figura suggeriva la parola, l’immagine conteneva l’indicazione. Un
avvertimento, un colloquio.
Sarà anche casualità ma, tornando a casa nostra, la prima testimonianza
letteraria che anticipa la lingua latina, posteriore all’etrusco e pertanto
comprensibile, si trova apposta in un monile, la Fibula Prenestina e apre il
sipario sul nuovo mondo.
Arte visiva e scrittura. Preistoria, il fluire dei secoli, la via dell’umanità.
I percorsi poi divergono. La dignità, dell’una e dell’altra disciplina, reclama
completa indipendenza. Le strade si ricongiungono in epoca moderna, sino a
divenire, in tempi relativamente recenti, Poesia Visiva.
Continuità e coerenza di un filo logico lungo ventimila anni: allora l’immagine
era raffigurazione di realtà per una precisa comunicazione, ora l’astrazione è
motivo e strumento di suggestione, di evocazione interiore.
Le parole e la pittura condividono grandi pagine e sono frequenti i legami tra
letterati e artisti, sfociati in complementarità di lavoro, in grande
installazioni capaci di illuminare intere città o di riportare alla vita desuete
isole della laguna veneta.
Ma il connubio oggi è ancora più forte dell’evidenza. Perché si sono ribaltati i
termini. La parola, la scrittura, hanno sempre supportato l’arte mediante la
funzione critica ma ora che la critica d’arte ha esaurito il proprio ruolo,
denudata nell’etica e svuotata di significato, è la pittura a soccorrere la
parola.
La parola, nell’epoca trionfale della comunicazione, dovrebbe festeggiare
l’apogeo e invece vive il paradosso dell’impoverimento e del regresso barbaro.
La globalizzazione, fandonia pseudointellettuale, inculcata a discapito dei più
e a beneficio dei pochi, ha condotto a parametri azzerati nel gusto e nelle
radici della lingua, ha prodotto omologazioni di linguaggio prive di entità,
illusorie nell’appartenenza a una comunità che non possiede cromosomi se non
dettati e imposti, prefabbricati e asserviti.
Nell’oceano dell’approssimazione, dell’emulazione, dell’identificazione nel
branco, la parola ha perso gran parte del peso specifico, del senso e del luogo.
Nel dilagare
dell’impoverimento, la proprietà linguistica, poetica e letteraria, risulta
naufraga in balia delle onde.
La conforta l’arte: pittura e scultura concorrono a delineare orizzonti di
approdo, lidi di riparo e tutela. Bandita dalla carta, sopraffatta dal parlato
dei media, la scrittura, nel valore intimo, nella radice dell’uomo, trova grande
sostegno nell’arte.
Peraltro, dalla metà dell’Ottocento, l’arte ha mutato obiettivi e punti
cardinali, tramutandosi da strumento di comunicazione oggettiva, simbolica o
realistica, in ottica di interiorità e di evocazione soggettiva. Dunque, se
prima la parola era sermone, ora è autonomia poetica.
Il panorama dell’attualità è ricco di testimoni in merito e i tre interpreti
chiamati ora in scena delineano territori attigui anche se differenti,
sintetizzano il percorso del tempo, ritraggono gli spazi dell’umanità.
Mario de Leo recupera arcaiche grafie, pergamene simbolo o canovaccio di
giurisprudenza. Raffaele Penna anima iscrizioni, frammenti e letture
divinatorie: voli di uccelli, presagi del cielo, sole, pioggia e raccolto
propizio. Grazia Rubaudo traduce presente e futuro, cultura e strumenti del
nostro tempo. La rete è divenuta il supporto dell’essere, spazio vitale,
patrimonio cognitivo e comunicazionale. L’interazione è lì, nel clic,
nell’istante, abbattendo confini e tempi di trasmissione.
Simboli, codici, parole chiave. Una volta la chiave consisteva nella parola. E
lo scritto era scolpito nelle tavole della legge di De Leo, nei suoi reperti di
sapore orientale, nelle argille e nelle sabbie di biblici deserti, nelle
suggestioni di religiosa saggezza. Oppure nel segno primordiale di Penna, nei
suoi papiri, nella materia immersa nella natura, sapore della traccia di pietra
e roccia incise a monito perenne, come il graffito del prigioniero o il
calendario del superstite.
Allora una tavola sanciva la storia di un popolo, ora una mail identifica il
ventunesimo secolo e garantisce l’istantaneità del tutto, come se non esistesse
più la sedimentazione del tempo.
Mario De Leo incide archetipi di codici, palinsesti e spartiti, storie di
umanità, di minoranze che nell’identità hanno difeso la sopravvivenza.
Raffaele Penna scava ataviche memorie, l’arsura della terra, il limitare dei
campi, germogli della vita nelle sue antiche sentenze e reperti di civiltà.
Grazia Ribaudo fotografa la contemporaneità e il linguaggio sincopato della
comunicazione fredda, interpreta le geometrie della nuova missiva e l’aritmetica
del monologo che chiede colore per assaporare la vita.
La visione delle cose, sebbene mirate da visuali differenti, la proprietà di
ambiti tematici che nella maturità del viaggio divengono poetici, accomuna i tre
artisti in dialogo intenso. Passato e futuro si collegano in linea di
continuità, richiamano sedimenti e accendono attesa.
È un invito al colloquio. E nel ritratto della parola risuona la scrittura.
Claudio
Rizzi