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dal 25 aprile al 20 giugno 2010
orari: giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 - 12.00 / 15.00 –
18.00.
ingresso: € 2.60,
ridotto € 1.60
Inaugurazione: sabato 24 aprile ore 17.30
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Prefazione
di Fabio Passera e di Andra Maccario
Presentazione di Claudio Rizzi
Comunicato stampa
Il calendario di attività del
Museo Civico di Maccagno, dopo alcune mostre tematiche e collettive, riprende il
percorso espositivo monografico rivolto a personalità artistiche del nostro
tempo dedicando una mostra personale a Gianni Brusamolino.
L’artista, nato a Cassano d’Adda nel 1928, formatosi a Milano alla Scuola d’Arte
del Castello Sforzesco e a Brera, già negli anni ‘50 e nei primi ‘60 risulta tra
gli esponenti del fervore culturale milanese.
Pittore e scultore, compie lunghi soggiorni di lavoro in Francia, riportandone
intensa esperienza professionale e forte patrimonio culturale. Dagli esordi,
connotabili nel linguaggio tipico del Realismo Esistenziale, condiviso anche nei
legami di amicizia e frequentazione con Giuseppe Guerreschi, Mino Ceretti, Bepi
Romagnoni, Gianfranco Ferroni, ed altri protagonisti della scena artistica
dell’epoca, transita poi a espressività lirica informale approfondendo
suggestivi spazi di evocazione.
Il senso della Storia e del
tempo, fondamentale nella sua personalità, unitamente all’inclinazione alla
classicità e alla cultura greco-romana, lo conducono poi a una poetica di
immagini ove si congiungono tradizione epica, lettura del mito e traduzione
della contemporaneità. Riaffiorano perentorie, nella definitiva stagione della
maturità, le lezioni influenti di Cézanne e di Marini, riscontrabili come
traccia metabolizzata e portatrice di caratteri autonomi e personali. Dotato di
grandi risorse tecniche, di intenso percorso professionale e di cospicua
letteratura critica a testimonianza di valori radicati, Brusamolino è tra i
decani della scena artistica lombarda vivendola tuttora con particolare vivacità
intellettuale.
Il Museo Civico di Maccagno gli dedica questa mostra personale inquadrando una
parte del suo recente operato a focalizzazione di alcuni cicli tematici che
riflettono in gran parte l’ultimo decennio di attività.
A cura di Claudio Rizzi,
con coordinamento Ad Acta e Patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Varese
e Provincia di Milano la mostra presenta circa cinquanta opere, dipinti e
sculture, selezionate nel principio di coerenza e sequenza dialettica, proposte
in allestimento lineare e di estrema chiarezza, progettato da Stefano Cagliari,
evidenziando tematiche, poetiche e linguaggio.
Un catalogo appositamente edito da Silvia Editrice, dotato di ampi apparati e
completa documentazione delle opere esposte, illustra la figura e l’opera
dell’artista.
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BRUSAMOLINO
Epiche prospettive del mito
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
e di Andrea Maccario, Assessore alla Cultura
Dopo il ricco appuntamento delle “Acquisizioni 2010”, il Civico Museo di
Maccagno - mai sazio d'arte e curioso di nuovo sapere - torna ad ospitare una
mostra individuale.
A farci compagnia durante questa primavera sul lago sarà Gianni Brusamolino con
le sue “Epiche prospettive del mito”.
Con la massima ammirazione volgiamo la nostra attenzione ad un artista che ha
attraversato gran parte della nostra storia recente.
Dalla nascita negli Anni Venti a quelli della formazione milanese, dai lunghi
soggiorni francesi sino ai giorni nostri, ancora in Italia, ancora in terra di
Lombardia.
All'interno dei suoi quadri e delle sue sculture sono molteplici i rimandi al
mito (come puntualmente illustrato da questa mostra) e molteplici sono le
influenze ed i periodi che hanno caratterizzato la sua produzione.
D'altro canto, non poteva certo essere diversamente per un artista così longevo
e brillante, sempre a contatto con le correnti susseguitesi nel tempo e
arricchitosi, come detto, con esperienze anche oltre confine.
Oggi godiamo del percorso fatto da Gianni Brusamolino, come sempre quando ci si
trova di fronte ad un artista con una storia così lunga e intensa alle spalle.
A tal proposito, riusciamo solo ad immaginare - a fronte di una simile carriera
- la difficoltà e l'imbarazzo (averne di simili difficoltà ed imbarazzi!) nella
scelta del tema e delle opere con cui allestire questa mostra.
Avendo avuto la fortuna di conoscere personalmente il maestro, l'ammirazione non
può che aumentare.
Di fronte a noi troviamo una mente brillantissima che ci coinvolge con aneddoti
genuini e ci fa capire come quella dell'artista sia una vera e propria
vocazione.
Ci racconta di artisti suoi coetanei, riuniti in gruppi per comunanza d'intenti
e vedute o, talvolta, per necessità.
Ancora ci narra delle loro passioni e dei loro amori, delle immancabili miserie
e dei provvidenziali quanto inaspettati successi.
Successi di uno, ma dei quali godono tutti perché a trionfare - in realtà - é
l'arte stessa. Pagine di storia, a loro modo, epiche: l'epica tutta particolare
e unica dell'artista, novello guerriero o cavaliere che, in luogo dello scudo e
della spada, si destreggia con tavolozza, colori e scalpello.
Il nostro museo non rimane indifferente di fronte a simili realtà e, ammirato,
mette le proprie sale a disposizione del maestro, raro esempio di creatività e
spessore artistico.
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di Claudio Rizzi
Si staglia irruente e si erge
come monito immediato. Gambe possenti, piazzate a possedere gli argini del
confine, braccia levate a sostenere il mondo, a reggere o contrastare il destino
incombente. E improvvisa la figura diviene tromba, grido di avvistamento o di
richiamo, voce eroica o divina.
Innesca memoria e suggestione collettiva: l’impeto delle armi, la chiamata alla
difesa delle mura, lo sprone e il coraggio.
Si intitola “Lungosuono” e in grande sintesi interpreta la storia dell’umanità.
La sua struttura è epica come la visione del futuro per Gianni Brusamolino. Il
presente è tessuto di osservazione ma la meta dello sguardo, la prospettiva
unica, consiste nell’avvenire.
I fasti del passato, mitici, leggendari, eroici, sono chiave di lettura e di
esempio. L’ignavia non ha mai prodotto granché, l’ardimento ha pilotato il
mondo.
Dalle prime immagini di connotazione realistica, rivolte alla figura e al
paesaggio, Brusamolino inizia un percorso psicologico e sociologico condividendo
quella atmosfera milanese, accesa dalla metà anni ‘50 alla metà ’60, poi
definita Realismo Esistenziale, memorabile per l’onestà di sentimento e
posizione intellettuale tra sgomento civico e idealità sociale. È quella una
prima fase, benché seguita da altre apparentemente divergenti, di
approfondimento delle radici dell’uomo e del rapporto dialettico artista-società
inteso in senso funzionale e non meramente autoreferenziale.
Ne è prova la grande fiducia che Brusamolino alimenta, dalla fine degli anni ‘50
ai primi anni ‘70, in un dialogo stretto e costruttivo tra arte e industria.
Ravvede nell’imprenditoria e nelle singole personalità dei capitani di azienda
lo stereotipo contemporaneo del mecenate e del grande committente, in grado di
riassumere, o perlomeno avvicinare, le due opposte polarità di pubblico e
privato.
In quegli anni crede fermamente nel ruolo innovatore della grande industria,
effettivamente capace di modificare i consumi e l’ economia ma ancor più di
incidere nella vita stessa di vasti strati di popolazione, sino a determinare
nuovi sviluppi di emigrazione, urbanizzazione e aggregazione.
Di fronte alla nuova realtà sociale, anche l’artista, consapevole dei tempi e
investito del dovere di intuizione dell’avvenire, deve porsi in condizione
attiva e dinamica.
Accolto l’imperativo, Brusamolino si convince dell’opportunità di un nuovo
Umanesimo e, rinunciando all’enfasi della figurazione celebrativa che ritiene
appartenere al passato, si affida più poeticamente alla metafora e
all’allegoria.
Il Re Guardiano Guerriero, lontano da ogni retorica iconografica o narrativa, è
simbolo sintesi di una visione naturale della sintassi civile, quasi logica
spontanea nel contesto della comunità. È guida e alfiere del popolo, referente e
garante nell’equazione diritti doveri della gente. Come tale è custode dei
valori etici, sociali e morali, del territorio e del patrimonio culturale, degli
equilibri e delle istanze dei cittadini. A tal fine deve essere vigile
nell’impegno e pronto al combattimento. Re Guardiano Guerriero.
Non affonda nel tempo e non appartiene alla leggenda. È idea politica di governo
e di civiltà.
La tutela dei valori, che costituiscono il vero scrigno dell’umanità, si estende
dalla collettività al singolo e l’artista ne è responsabile, sia nella diretta
competenza di tecnica, espressione e linguaggio, sia nell’etica di colloquio e
suggerimento pubblico.
L’artista, lo scienziato, l’intellettuale, elaborano dalla natura il progresso
dei popoli: dalla lettura la traduzione, dalla comprensione la visione e la
prospettiva del futuro.
L’artista non governa ma ha il ruolo di guardiano guerriero e questa funzione
deve alimentare continua tensione al vertice ideale.
Brusamolino ha nutrito grande passione per la cultura greco romana, certamente
prodiga alla sua indole incline, più che all’aneddoto, all’immagine suggestiva e
al fascino dell’epopea.
Divinità, semidei, eroi, simboli drammatici di realtà quotidiana, popolano la
sua formazione e lasciano traccia costante nel suo lavoro. Forse soggiornano
persino nel suo atelier vivo di spiriti custodi, di presenze quotidiane, di
occhi trafitti come nella scultura antica. Animano di personalità autentica
bronzi e terrecotte e frequentemente tornano nei titoli come nel linguaggio
dell’autore.
Sono impronte sedimentate nella sua personalità, filo logico di un percorso
coerente, nato dal fascino della cultura greca ed evoluto, attraverso la
modernità, in chiave contemporanea.
Alcune sculture evidenziano una confidenza genetica con la classicità, palesano
consapevolezza di forza, nerbo di autorità, quel concetto di “grandeur”
particolarmente radicato in Francia, che Brusamolino ritrova e ottimamente
interpreta durante i suoi anni oltralpe. Dimensione umana che diviene
grandiosità della nazione, che unisce il passato all’avvenire transitando nel
presente di testimonianza.
Di questo sentimento si riscontra ulteriore prova in “Mater Bosniae” , figura
ieratica e simbolica, lineare nel tratto di sintesi, immagine emblematica di un
popolo dilaniato dal conflitto balcanico negli anni ’90.
Il titolo, enunciato in latino benché lingua non appartenente al ceppo slavo,
nobilita il tema e con enfasi garbata induce grande rispetto.
Una realtà dei nostri giorni, consumata a poca distanza dalle nostre case.
A differenza della guerra scatenata dalla Serbia contro la Croazia, divampata
all’inizio anni ’90 e conclusa nel ’95 con la liberazione della città di Knin,
il conflitto che aggredisce la Bosnia, successivo e reiterato alle vicende
croate, colpisce l’opinione pubblica internazionale e ne sollecita la coscienza.
I cecchini di Sarajevo, gli eccidi, la cosiddetta “pulizia etnica” perpetrata
nello stupro sistematico e nelle esecuzioni di massa, richiamano la
responsabilità della politica mondiale e accendono lo sdegno della civiltà.
Brusamolino risponde con una scultura levigata, nobile nella raffinatezza
elegante di sobrietà sinuosa. Potrebbe essere una madre natura, o madre della
terra, dea della fertilità o elogio del quotidiano. È una madre di Bosnia,
simbolo universale di sopravvivenza alle efferatezze della peggiore umanità. E
si presenta autentica di verità come una nike ellenica.
La passione per la Storia, per il tempo che sedimenta nelle vestigia e sprona
l’intelligenza umana, inquadra il passato come terreno di studio ma considera il
presente come territorio di riflessione e laboratorio di progresso.
Brusamolino intende la Storia come patrimonio collettivo e ricchezza privata. Un
sentimento che comporta la consapevolezza del proprio tempo, del divenire, del
fluire delle cose. Che impone il dovere dell’interpretazione e della
testimonianza, l’etica della persona, del lavoro e della finalità sociale. Per
aprire dialogo e strutturare dialettica, del pensiero, dell’animo, della
crescita collettiva. Senza sfociare nella presunzione della didattica né
tantomeno adottare il dogma della politica. Lo strumento consiste
nell’astrazione dal dettaglio di riferimento, dalla citazione narrativa, dalla
precisazione di luogo e tempo. Questa assenza diviene universalità e determina
un’atmosfera analoga all’imperturbabilità dell’icona metafisica o surrealista.
Pagine di grande vigore, lette, assimilate e superate nella continua
elaborazione di un linguaggio autonomo, capace di contenere in sé gli elementi
cardine della cultura classica, della modernità e della nuova classicità ma
votato alla libertà espressiva fondata sulla rigorosa formulazione di codici
tecnici e linguistici.
Brusamolino riconosce le proprie pietre miliari in Butinone, Zenale, Masaccio,
poi Cézanne, De Chirico e Marini. Di Picasso testimonia la personalità e ricorda
gli incontri avuti. Sono punti cardinali dal primo orientamento alla maturità.
Sopra tutto pone l’influenza formativa del Cubismo, l’importanza della lezione
strutturale che gli ha concesso di modulare piani e volumi per determinare spazi
dinamici e prospettici.
Ma la sintesi più congenita si rivela nel “Tra-perari”, titolo in licenza
poetica che, una volta tanto, abbandona l’etimologia classica e si affida a
un’espressione di gergo tipicamente lombardo e significa, più o meno, “buttare
tutto all’aria” sottintendo per trovare qualcosa.
Tra-perari è cavallo, monumento equestre, idolo, minotauro, simbolo, miraggio e
sogno, è apparizione improvvisa, fiabesca, leggendaria, suggestiva, è
l’inverosimile che si affaccia alla realtà.
È un traperari, buttare tutto all’aria, disordinare le cose per ordinarne altre.
In un attimo si ribalta la tradizione eppure si afferma una diversa dignità.
Senza passato, senza letteratura, senza un paese d’origine, Tra-perari manifesta
una forte identità. Deriva dalla creatività dell’autore ma è fondamentale la
struttura che regge l’immagine.
La scomposizione delle linee ricondotte poi a insolita architettura, la maestria
nel determinare piani che divengono volumi e movimento, la rinuncia al canone
del tuttotondo per costruire un’immagine propria su ognuno dei quattro lati
tanto da produrre naturale dinamismo.
Un procedimento che riscontra analogia nella pittura, nel disegno,
nell’elaborazione preparatoria, che diviene spontaneo e gestuale
nell’immediatezza manuale ma necessariamente affonda le radici in un tessuto di
logica, verifica e risultato.
Un cammino lungo ma sereno quanto la biografia di Brusamolino, che ha sempre
voluto pagine nuove e territori di riflessione e ancora oggi procede in coerenza
e guarda, come sempre, l’origine e il futuro dell’uomo.
Il sacro, priorità genetica dell’individuo e il nucleare, tesi, antitesi e
sintesi dell’avvenire.
Per ribadire il ruolo dell’artista, il rapporto dialettico, la proposizione
intellettuale nell’indipendenza dai meccanismi di un sistema che si appropria e
beneficia, che si abbevera ma non alimenta l’intelligenza e non serve al
progresso dell’uomo.
Per tradurre la prospettiva in proiezione esistenziale.