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dal 15 settembre al 2
novembre 2008
orari: venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 - 12.00 / 15.00 –
18.00.
ingresso: € 2.60,
ridotto € 1.60
Inaugurazione: domenica 14 settembre ore 17.30
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Comunicato stampa
La scultura di Dolores
Previtali e la pittura di Pierantonio Verga prospettano simbiosi spontanea sia
nella dialettica dei rispettivi ambiti poetici, sia nella comune evocazione di
assenze incombenti. Assenze nitide, percepibili come palpito di annunciata
imminenza.
Entrambi appartenenti alla generazione Anni ‘40, lombardi, nati a Bergamo
Previtali e a Milano Verga, di intenso percorso professionale e dotati di forte
interiorità, hanno sviluppato in parallelo la maturazione di un linguaggio
personale di forte sintassi e di ampio orizzonte poetico.
Previtali vive e lavora a Robbiate, in Provincia di Lecco; Verga vive e lavora
a Desio, in provincia di Milano.
Dolores Previtali, nella sua
tematica di figure erranti o anime questuanti in cerca di verità, delinea un
mondo di presenze orfane del luogo, quasi immerse o disperse nello spazio e
prive di ogni riferimento. Pierantonio Verga dipinge il luogo, determinato
dall’ evocazione di un’immagine o dalla visione di sogno e in quel luogo
palpita l’assenza del referente, della ragione che ha determinato il luogo
medesimo.
Presenze senza luogo e luogo
senza presenze: si suggella qui la complementarità, di incontro e dialogo, tra
Previtali e Verga. Un connubio che fondandosi sulla percezione di alcuni
elementi apre prospettive di lettura soggettiva, proiettata alla memoria,
all’intimità e allo spazio della riflessione. Visivamente, pare che le figure
affrante di Previtali intendano varcare gli spazi sconfinati di Verga e che
questi le accolgano saziando una sofferta attesa.
L’allestimento della mostra
interpreta questa osmosi ponendo in dialogo stretto dipinti e sculture,
integrando reciprocamente le opere esposte e animando un unico percorso.
Sono esposti circa venti dipinti e altrettante sculture, anche di grande
dimensione.
La suggestione che scaturisce
spontanea dalle singole opere e tanto più dal loro accostamento, tra sogno,
evocazione e simbolo, risulta motivo di lettura “didattica” per la comprensione
del linguaggio nell’attualità dell’arte, non più finalizzato unicamente alla
rappresentazione ma sempre più liberamente inteso quale espressione di
interiorità.
La mostra, a cura di Claudio Rizzi, si avvale di un contributo in catalogo di Stefano Crespi, di una esauriente edizione dotata di illustrazione di tutte le opere esposte e di ampi apparati bio-bibliografici.