dal 2 al 19 settembre 2010
orari: giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 - 12.00 / 15.00 –
19.00.
ingresso: € 2.60,
ridotto € 1.60
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Prefazione
di Fabio Passera e di Andrea Maccario
Prefazione
di Massimo Zanello,
Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia
Presentazione di Claudio Rizzi
Comunicato stampa
Dopo le edizioni “Acquisizioni 2006”, “Acquisizioni 2007”, “Acquisizioni 2008” e “Acquisizioni 2009”, che hanno condotto alle Raccolte permanenti del Civico Museo circa duecento opere d’Arte Contemporanea, viene oggi presentata la mostra “Acquisizioni 2010”. Prosegue dunque il progetto pluriennale mirato a conferire nuove opere a incremento stabile del Patrimonio del Museo. Nuove pagine d’arte, dipinti, sculture e incisioni, vengono accolte e presentate oggi, integrandosi nel ricco panorama già esistente e alimentando una dialettica sempre più vivace nel comprendere lo sviluppo del linguaggio artistico e la sua molteplicità espressiva. Con questa tornata il Museo è dotato complessivamente di circa duecentocinquanta opere che testimoniano l’attualità e la contemporaneità, con particolare attenzione alle tecniche, tematiche, poetiche e tendenze che, dalle pagine della tradizione, volgono a caratterizzare il presente, delineare la coerenza di continuità e mirare al futuro
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Gianni Brusamolino Guerriero di giorno 1998 |
Vittorio D'Ambros Senza titolo 2009 |
PierAlberto Filippi Help 2005 |
In questa quinta sessione di Acquisizioni approdano al Museo cinquantasei nuove
opere appartenenti ad
Herman Amann, Samuele Arcangioli, Mario Arlati, Antonio
Armano, Ako Atikossie, Giuseppe Ayna, Orazio Bacci,
Marco Baj, Filippo Barbieri, Fiorenzo Barindelli, Giovanni
Beluffi, Giampiero Bonomi, Bruno Bordoli, Matthias
Brandes, Gianni Brusamolino, Erica Campanella, Carmine
Caputo di Roccanova, Marilù Cattaneo, Rosita Celorio, Franco
Chiarani, Maurizio Collini, Vittorio D’Ambros, Angelo De
Boni, Anne De Kervasdouè, Marina Falco, Max Falsetta Spina,
Marica Fasoli, Pieralberto Filippi, Nicoletta Frigerio,
Andrea Giovannini, Carmelo Grasso, Enzo Guaricci, Patrizia
Lovato, Lorenzo Manenti, Bruno Marcelloni, Giorgio Melzi,
Gianfranco Nicolato, Teresa Noto, Maria Papa, Mario
Paschetta, Vanni Saltarelli, Giorgio Sovana, Isao Sugiyama,
Vania Elettra Tam, Sandra Tenconi, Jelica Tipìc’, Walter
Trecchi, Paolo Valle, Giacomo Vanetti, Roberto Vecchione,
Valentino Vidotti, Dario Zaffaroni, Piergiorgio Zangara.
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Carmelo Grasso Sulle note 2006 |
Patrizia Lovato Risvegli 2006 |
Gianfranco Nicolato Tondo sinuoso Madì 2001 |
Grazie alla consistenza della Raccolta, il Museo potrà intessere mostre a tema e rassegne didattiche attingendo al proprio patrimonio e operando in autonomia. Potrà concedere prestiti, diffondere, valorizzare e favorire iniziative esterne. Documentare in forma sinottica coralità e pluralità, geografia contemporanea dell’arte.
Acquisire significa crescere e il Museo Civico di Maccagno oggi si pone a pieno diritto tra le Istituzioni culturali di maggiore continuità nella programmazione, nella coerenza espositiva e nella realizzazione del programma, che prevedeva, come perno di forza nel tempo, il progetto “Acquisizioni”.
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Valentino Vidotti Afghan house 2009 |
Piergiorgio Zangara Opera Madì n.144 2007 |
A cura di Claudio Rizzi, con coordinamento di Ad Acta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Varese, catalogo Silvia Editrice, la mostra propone al pubblico un ampio e ulteriore capitolo della contemporaneità.
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di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
e di Andrea Maccario, Assessore alla Cultura
Dopo il doveroso omaggio a Giuseppe Vittorio Parisi con la “Sinfonia” a lui dedicata, il Civico Museo riapre i battenti con la mostra “Acquisizioni 2010”, primo appuntamento del nuovo anno. Si tratta della quinta edizione delle acquisizioni, che hanno trovato spazio a Maccagno a partire dal 2006 ed oggi, stante l’evidente bontà della loro proposta, festeggiano meritatamente un primo ideale anniversario.
Questa lungimirante iniziativa permette a diversi artisti, prevalentemente lombardi, di affacciarsi al pubblico e - al tempo stesso - al nostro museo di arricchire il proprio patrimonio. Terminata la rassegna, infatti, lo spirito dell’iniziativa vuole che le opere esposte vengano donate dai loro autori al museo che li ha ospitati: una sorta di scambio di favori nel nome dell’arte e della sua fruizione.
Un’iniezione di fiducia sia per questi artisti che meritano giustamente spazi espositivi, sia per una struttura, il nostro museo, che vuole sempre più “mantenersi in forma” ed essere sempre attenta alle nuove tendenze artistiche.
Come anticipato nella prefazione alla mostra precedente, l’attività del Civico Museo vuole proseguire con decisione nel segno della continuità e della fiducia nei confronti degli autori contemporanei più interessanti della Lombardia.
Alcuni di questi hanno già collaborato con il Museo e, consapevoli della ricchezza di contenuti dell’iniziativa, vi fanno ritorno. Altri si presentano per la prima volta sulle sponde del lago, cogliendo un’importante e prestigiosa occasione di visibilità.
In totale più di cinquanta artisti che, con la loro partecipazione, porteranno a quasi duecentocinquanta il numero delle opere acquisite nel corso degli ultimi anni. Un numero non indifferente tra dipinti, sculture e incisioni. Nel frattempo li ospitiamo tutti assieme, in un clima di stimolante confronto e condivisa partecipazione (una sorta di laboratorio, se vogliamo), nella speranza che ciò possa contribuire a farli crescere e dialogare ulteriormente. Non sarebbe male se il nostro museo si trasformasse in una fucina di talenti e per questo speriamo addirittura che questi stessi artisti possano al più presto ripresentarsi a Maccagno.
Per concludere, pensiamo che la soddisfazione di chi espone, in una simile
comunione d’intenti, sia poi la stessa del Civico Museo, il quale continua con
orgoglio il suo percorso esplorativo nell’arte contemporanea, arricchendo il suo
patrimonio, che è poi patrimonio di tutti.
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ACQUISIZIONI 2010
di Massimo Zanello, Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia
La continuità di progetto e la conseguente azione programmatica connotano il Civico Museo di Maccagno come riferimento costante nel panorama della contemporaneità dell’Arte.
La documentazione si arricchisce con evoluzione continua e con l’apporto di nuovi e importanti contributi ai temi, poetici o razionali, già presenti.
La coesistenza di personalità diverse, nell’espressione più ampia e nella pluralità di prospettive, consente una lettura d’insieme e un approfondimento analitico della odierna ribalta culturale.
La campagna di acquisizioni operata dal Museo, la quinta nella successione degli anni, evidenzia la coerenza di percorso e la validità dell’iniziativa.
La partecipazione degli artisti, intensa nella qualità e nel numero, esprime apprezzamento del programma e gradimento di presenza, riconoscendo al contesto esistente un alto profilo artistico.
D’altro canto il Museo incrementa, anno dopo anno, le proprie Raccolte, delineando una testimonianza sempre più rilevante dell’attualità dell’Arte in Lombardia, della molteplicità dei linguaggi, delle soluzioni tecniche e degli ambiti tematici.
La proprietà di una cospicua collezione consente al Museo la progettazione di iniziative autonome e indipendenti da fattori esterni, rendendosi disponibile a iniziative didattiche, a sinergie istituzionali e a processi di interazione con altri Enti territoriali.
Negli anni scorsi abbiamo seguito con interesse lo sviluppo di questo itinerario ed ora, ancor più, siamo lieti di constatarne i risultati concreti e incoraggianti al raggiungimento delle finalità.
Obiettivi sempre evidenziati nelle linee programmatiche tracciate dal nostro Assessorato, auspicati e pertanto graditi nella valorizzazione del patrimonio artistico e della vitalità intellettuale della Lombardia.
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di Claudio Rizzi
Trattare d’arte richiede consapevolezza dei parametri di priorità e rispetto della misura. Assistenza sociale, sicurezza, istruzione, infanzia, ambiente, eccetera, rappresentano certamente temi di primaria importanza per la collettività: eppure l’arte, che non tempra il corpo ma plasma lo spirito, può richiedere a buon diritto spazio di attenzione. L’Arte non è avulsa dalla società. Anzi, ne è traccia profonda, indelebile. È testimonianza e talvolta anticipazione. Metro della condizione esistenziale, della percezione sociale, della fuga, della proposta, dei luoghi dell’anima. L’artista non è un isolato, torre d’avorio o spazio aureo. È in carne ed ossa, legge e vive il contesto dell’attualità. La facoltà d’astrazione e d’assenza vale per lui come per tutti ma il disinteresse sociale è raro e la casistica suggerisce il contrario. L’arte è un filtro della società, ne interpreta evoluzione e tensioni, anfratti, contraddizioni, radici e tematiche. Esempi tangibili si riscontrano nell’intimismo di certo informale, nella poetica della memoria, nell’analisi della scrittura, nella traduzione del lessico, del simbolo e della comunicazione, nell’indagine della figura come nell’angolazione psicologica del ritratto, nella visione urbana oppure nel rigore di ragionamento mirato al colore, ai rapporti spazio-forma, all’armonia degli elementi strutturali, ovvero, al valore della purezza, della sintassi, del costrutto di un mondo in simbolo. Nell’opera, nel lavoro di una vita, l’artista riprogetta l’universo, delinea ideali od orizzonti rifugio, recupera territori dismessi e umanità annebbiata. Prospettive inverosimili eppure segnali di sofferenza del reale e indici di ipotetica alternativa. La società incombe e invade tutto, penetra dalla spina del televisore, dalle pubblicità palesi e occulte, dall’imposizione dei consumi e dalla convenzione dell’effimero. Per evadere dal grande fratello e dalle mendaci apparenze dei talk show, una via di fuga si apre all’arte. Musica, teatro, letteratura, pittura, scultura e altre branche connesse. Spazio illimitato, respiro di sentimenti, di memoria, di fantasia. Un’agorà dell’intelligenza, benché il tema non sia in auge come una volta. Un territorio di incontro, di scambio e dialogo. L’arte contemporanea richiede la sinergia dell’osservatore. In grande misura, non racconta e non raffigura, non impone contenuti definiti e obbligatori ma sollecita la compartecipazione del pubblico: la soggettività dell’interpretazione, l’autonomia della suggestione e la libertà di lettura. Non è una pagina chiusa, anzi, al contrario, attende un intervento attivo e dialettico. Il mondo esterno pulsa e bussa. L’arte emana risposte, talvolta intimistiche come scrigno emotivo, talora forti di ipotesi, proposte e passioni; non è negazione della realtà ma neppure accetta ruolo subalterno di connivenza e sudditanza. Poi, si sa, le eccezioni esistono ovunque e confermano la regola. Il museo è l’aula magna di incontro e confronto: l’arte e il pubblico, la società all’esterno, il dibattito in sala. Lungi dall’idea di silenzio e muffa, il museo è l’habitat naturale per la documentazione dell’arte nello spazio territorio-tempo, nell’evoluzione, nelle dualità espressive di tesi e antitesi. Le collezioni private, come le gallerie d’arte, godono la facoltà di scelta e preferenza soggettiva. Il museo risponde al compito istituzionale di obiettività nel rispetto del pubblico e della pluralità. Il museo d’arte contemporanea non può arrogarsi un diritto di predilezione di tendenza, di preclusione di linguaggi o, tanto peggio, di preferenza di correnti in funzione mercantile né politica, come avveniva, nell’ultima reviviscenza della contrapposizione ideologica, negli anni ’50 e ’60, combattendo anacronisticamente sul discrimine tra astrazione e figurazione. Il museo deve documentare l’arte alla gente. Naturalmente, selezionando. Inquadrare il panorama, focalizzare i valori e proporli al pubblico. Questo è il compito. Tante chiacchiere che si innescano intorno all’argomento sintetizzano la confusione che regna in materia e l’incapacità di idee, progetti e programmazione degli addetti ai lavori. Oggi, inoltre, il museo ottempera a ulteriore funzione pubblica: risponde all’assoluta esigenza di chiarezza nella comunicazione e nell’identificazione dei valori. Sino agli anni ‘80, benché non si fosse registrata grande correlazione, le strade del mercato e delle istituzioni procedevano di buon accordo. Nell’assenza di una concreta politica museale dedicata all’arte moderna e contemporanea, tamponava la falla la considerazione dei valori storici. Il museo predicava la Storia e il mercato ne mostrava rispetto anche nell’evoluzione di continuità. Si succedevano le generazioni degli artisti e tra questi si “eleggevano” i maestri, con opinabilità ammissibile ma con criterio sostanzialmente condiviso. Negli anni ‘80 l’apogeo del benessere e la sinuosa invadenza di quella sete di potere che si manifesterà negli anni ‘90, produce un sostanziale mutamento dei canoni comuni, tradotto poi in stravolgimento grazie anche alla retorica della fine secolo e inizio nuovo millennio. Abbasso il passato diviene, tacito o scandito, lo slogan di chi non intende concorrere sulle basi di valori riconosciuti ma, sovvertendo tutto, propone la presunzione della novità e ne afferma l’assolutezza. Il vecchio, come accade nella vita, deve andare nel dimenticatoio e al suo posto deve trionfare il nuovo. Intervengono in questa fase due fenomeni complementari e paralleli: il ricambio generazionale di una quota di mercanti e galleristi e l’assunzione, o il predicato, del concetto di investimento come volano della scelta in arte. Il pubblico viene convinto e l’approccio non risulta più di carattere estetico ma finanziario. L’incongruenza è forte ed evidente: perché priva l’arte della propria genetica inculcando elementi estranei e asserisce una certezza, di incremento di valore, illogica e incerta in un manufatto. Persino la filatelia e la numismatica, forme consolidate di collezionismo storico, insegnano che non tutti i pezzi si rivalutano nel tempo. L’investimento in arte esiste ma non è garantito e diffuso come si dice. Necessita individuare i motivi di fondatezza ben oltre le parole. Per proporre l’investimento occorre disporre di titoli sul mercato: ma quelli già esistenti e accreditati non consentono forti profitti derivanti dalla transazione, dunque, meglio immetterne altri e nuovi. La qualità è secondaria: conta la strategia. Un procedimento simile a quanto successo con la new economy. Invece la bolla degli estrogeni dell’arte attende ancora lo scoppio. In questo contesto regna sovrana la confusione del pubblico. Non è compito del museo ergersi a tutore degli investitori o aspiranti tali ma è dovere istituzionale destinare al pubblico elementi di comprensione, di lettura e di orientamento. Documentare, diffondere e valorizzare, in prospettiva critica e storica, sono linee portanti e condivise dagli Enti amministrativi. Offrire pagine di consultazione, angoli di riflessione per assimilare confidenza in materia. Questi presupposti, e altre considerazioni, hanno motivato il progetto “ Acquisizioni”, nato nel 2006 e giunto ora alla quinta tornata. Il Civico Museo di Maccagno, in questo tempo, ha incrementato il proprio patrimonio, consistente nella donazione iniziale effettuata da Giuseppe Vittorio Parisi e dalla consorte Wanda Maria Valle, allestendo una ricca panoramica dell’attualità. La Raccolta del Museo rappresenta oggi uno dei pochi esempi di attenzione al contemporaneo in Lombardia ma questo, sebbene motivo di soddisfazione, non era e non è l’unico obiettivo. Due finalità parallele animano il progetto. Riservare agli artisti uno spazio di palcoscenico, troppo frequentemente negato dalle strategie del mercato, e allestire un percorso di conoscenza e di orientamento per il pubblico, che rimane sempre il vero e grande interlocutore del Museo. Punti cardinali che incoraggiano l’impegno del viaggio.
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