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ALLEGORIE DELLA SCRITTURA

Mario De Leo
Raffaele Penna
Grazia Ribaudo

dal 3 ottobre al 8 novembre 2009
orari: venerdì, sabato, domenica e festivi  10.00 - 12.00 /  15.00 – 18.00.
ingresso: € 2.60, ridotto € 1.60

Inaugurazione: sabato 3 ottobre  ore 17.30
 

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Prefazione di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno

Presentazione di Claudio Rizzi

Comunicato stampa

Il debutto della mostra si è svolto a Mantova, con Patrocinio di Regione Lombardia, Comune e Provincia, nelle sale della galleria Errepi Arte, durante il Festival della Letteratura.
“Allegorie della Scrittura” approda ora al Museo di Maccagno e segna un ulteriore passo nel percorso di approfondimento dei linguaggi dell’Arte.
La mostra, programmata con inaugurazione in concomitanza, sottolinea il rilievo culturale della 5ta Giornata del Contemporaneo e concorre ad alimentare lo spirito istituzionale che anima la collegialità di sinergie e iniziative.
Le parole e la pittura condividono grandi pagine e sono frequenti i legami tra letterati e artisti.
Il panorama dell’attualità è ricco di testimoni in merito e i tre interpreti chiamati ora in scena delineano territori attigui anche se differenti, sintetizzano il percorso del tempo, ritraggono gli spazi dell’umanità.

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Mario De Leo
Scrittura Cosmica
2005
Mario De Leo
Punti ascensionali
2007
Mario De Leo
Punti ascensionali
2009

Mario de Leo recupera arcaiche grafie, pergamene simbolo o canovaccio di giurisprudenza, nella esplorazione di alfabeti e nella stratificazione di scritture primordiali.

 

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Raffaele Penna
Nuova pelle
2009
Raffaele Penna
Pagine di diario
2000
Raffaele Penna
Volo
2009
 

Raffaele Penna anima iscrizioni, frammenti e letture divinatorie: voli di uccelli, presagi del cielo, sole, pioggia e raccolto propizio. Una pittura graffiata dai segni del tempo e dalla vita, esplorata, celata e infine svelata.

 

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Grazia Ribaudo
Flag B03
2009
Grazia Ribaudo
X-MAILER DEMIGOD: complimenti
2009
Grazia Ribaudo
X-MAILER BLACK HOLE: aspettavo un email
2008
 

Grazia Ribaudo fotografa la contemporaneità e il linguaggio sincopato della comunicazione fredda, interpreta le geometrie della nuova missiva e l’aritmetica del monologo che chiede colore per assaporare la vita.

A cura di Claudio Rizzi e Paola Artoni, con coordinamento Ad Acta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Varese, la mostra propone al pubblico una selezione di quarantacinque opere.
Un catalogo appositamente edito da Silvia Editrice, dotato di ampi apparati e completa documentazione delle opere esposte, illustra la figura e l’opera degli artisti presentati.

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Prefazione

Allegorie della scrittura
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno

Nonostante a Maccagno la stagione estiva sia ancora nel pieno del clima di festa e di svago, ci ritroviamo di nuovo impegnati nella presentazione del prossimo evento espositivo che si terrà al Civico Museo.
Uso per la prima volta il plurale perché, come anticipato, da oggi queste presentazioni le firmiamo a quattro mani con Andrea Maccario, il nuovo Assessore alla Cultura che gradualmente si occuperà i prima persona di determinare e disegnare le politiche culturali di questo nostro amato paese.
“Allegorie nella scrittura” presenta tre autori che oramai conosciamo da tempo e con i quali abbiamo condiviso esperienze ed emozioni passate.
In questa mostra sono infatti presenti Mario De Leo, Raffaele Penna, Grazia Ribaudo.
Siamo lieti di ritrovarli soprattutto in una occasione tanto importante, che condividiamo con la galleria Errepi Arte di Mantova.
Un evento che viene inaugurato nella città virgiliana alla vigila del Festival della letteratura e che si ripromette di riconciliare tra loro discipline artistiche che sembrano tra loro distanti, ma che finiscono per confondersi e completarsi.
Per almeno tre mesi si parlerà di un evento capace di vincere gli angusti confini nei quali ci sentiamo talvolta prigionieri, per liberarsi in un vasto territorio fatto di echi lontani e di sicuri riscontri.
Per Maccagno è un onore poter confrontarsi con altri centri importanti della Lombardia, convinti come siamo che sia sempre più indispensabile che il nome del Civico Museo sia accostato ad avvenimenti dal grande risalto mediatico e culturale.
La presenza di partner istituzionali tanto prestigiosi come Regione Lombardia, Comune e Provincia di Mantova e Provincia di Varese completano un’opera di investitura che per noi vanno ben aldilà degli angusti confini del nostro splendido Lago Maggiore.
A Claudio Rizzi e alla organizzazione di Ad Acta rinnoviamo i ringraziamenti per questo importante percorso e, con loro, ci apprestiamo a salpare le ancore per una nuova e affascinate avventura nel mare aperto dell’Arte Contemporanea in terra lombarda.

Fabio Passera
Sindaco di Maccagno

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Presentazione

Allegorie della scrittura
di Claudio Rizzi

Nell’Ottocento, intorno alla metà del secolo, gli archeologi scoprono, ad Altamira, in Spagna, iscrizioni rupestri e graffiti celati in antichissime grotte e risalenti all’era paleolitica.
Immaginiamo l’emozione destata dal ritrovamento, che catapulta a quindicimila, ventimila anni avanti Cristo un profilo di consapevolezza nell’uomo primitivo.
Un secolo dopo, intorno alla metà del Novecento, analoga scoperta avviene a Lascaux, in Francia. I due casi si rafforzano in reciprocità e segnano la prima traccia di comunicazione. Il disegno, simbolo, raffigurazione e monito, precede la scrittura.
Per l’avvento dell’alfabeto e la successiva evoluzione in letteratura, occorre attendere millenni e giungere alla soglia della Storia, Erodoto e i Lirici Greci, anteprima della cultura occidentale e sconfinata modernità.
Da Altamira e Lascaux, da quelle grotte e dai loro graffiti, deriva il grande dilemma: se sia pittura oppure codice espressivo.
Le tesi si contrappongono lecitamente anche se pare azzardato che, dinnanzi a ipotizzabili quanto concreti problemi del quotidiano, l’uomo di allora avesse tempo e voglia per inventare l’arte.
La figura suggeriva la parola, l’immagine conteneva l’indicazione. Un avvertimento, un colloquio.
Sarà anche casualità ma, tornando a casa nostra, la prima testimonianza letteraria che anticipa la lingua latina, posteriore all’etrusco e pertanto comprensibile, si trova apposta in un monile, la Fibula Prenestina e apre il sipario sul nuovo mondo.
Arte visiva e scrittura. Preistoria, il fluire dei secoli, la via dell’umanità. I percorsi poi divergono. La dignità, dell’una e dell’altra disciplina, reclama completa indipendenza. Le strade si ricongiungono in epoca moderna, sino a divenire, in tempi relativamente recenti, Poesia Visiva.
Continuità e coerenza di un filo logico lungo ventimila anni: allora l’immagine era raffigurazione di realtà per una precisa comunicazione, ora l’astrazione è motivo e strumento di suggestione, di evocazione interiore.
Le parole e la pittura condividono grandi pagine e sono frequenti i legami tra letterati e artisti, sfociati in complementarità di lavoro, in grande installazioni capaci di illuminare intere città o di riportare alla vita desuete isole della laguna veneta.
Ma il connubio oggi è ancora più forte dell’evidenza. Perché si sono ribaltati i termini. La parola, la scrittura, hanno sempre supportato l’arte mediante la funzione critica ma ora che la critica d’arte ha esaurito il proprio ruolo, denudata nell’etica e svuotata di significato, è la pittura a soccorrere la parola.
La parola, nell’epoca trionfale della comunicazione, dovrebbe festeggiare l’apogeo e invece vive il paradosso dell’impoverimento e del regresso barbaro.
La globalizzazione, fandonia pseudointellettuale, inculcata a discapito dei più e a beneficio dei pochi, ha condotto a parametri azzerati nel gusto e nelle radici della lingua, ha prodotto omologazioni di linguaggio prive di entità, illusorie nell’appartenenza a una comunità che non possiede cromosomi se non dettati e imposti, prefabbricati e asserviti.
Nell’oceano dell’approssimazione, dell’emulazione, dell’identificazione nel branco, la parola ha perso gran parte del peso specifico, del senso e del luogo. Nel dilagare
dell’impoverimento, la proprietà linguistica, poetica e letteraria, risulta naufraga in balia delle onde.
La conforta l’arte: pittura e scultura concorrono a delineare orizzonti di approdo, lidi di riparo e tutela. Bandita dalla carta, sopraffatta dal parlato dei media, la scrittura, nel valore intimo, nella radice dell’uomo, trova grande sostegno nell’arte.
Peraltro, dalla metà dell’Ottocento, l’arte ha mutato obiettivi e punti cardinali, tramutandosi da strumento di comunicazione oggettiva, simbolica o realistica, in ottica di interiorità e di evocazione soggettiva. Dunque, se prima la parola era sermone, ora è autonomia poetica.
Il panorama dell’attualità è ricco di testimoni in merito e i tre interpreti chiamati ora in scena delineano territori attigui anche se differenti, sintetizzano il percorso del tempo, ritraggono gli spazi dell’umanità.
Mario de Leo recupera arcaiche grafie, pergamene simbolo o canovaccio di giurisprudenza. Raffaele Penna anima iscrizioni, frammenti e letture divinatorie: voli di uccelli, presagi del cielo, sole, pioggia e raccolto propizio. Grazia Rubaudo traduce presente e futuro, cultura e strumenti del nostro tempo. La rete è divenuta il supporto dell’essere, spazio vitale, patrimonio cognitivo e comunicazionale. L’interazione è lì, nel clic, nell’istante, abbattendo confini e tempi di trasmissione.
Simboli, codici, parole chiave. Una volta la chiave consisteva nella parola. E lo scritto era scolpito nelle tavole della legge di De Leo, nei suoi reperti di sapore orientale, nelle argille e nelle sabbie di biblici deserti, nelle suggestioni di religiosa saggezza. Oppure nel segno primordiale di Penna, nei suoi papiri, nella materia immersa nella natura, sapore della traccia di pietra e roccia incise a monito perenne, come il graffito del prigioniero o il calendario del superstite.
Allora una tavola sanciva la storia di un popolo, ora una mail identifica il ventunesimo secolo e garantisce l’istantaneità del tutto, come se non esistesse più la sedimentazione del tempo.
Mario De Leo incide archetipi di codici, palinsesti e spartiti, storie di umanità, di minoranze che nell’identità hanno difeso la sopravvivenza.
Raffaele Penna scava ataviche memorie, l’arsura della terra, il limitare dei campi, germogli della vita nelle sue antiche sentenze e reperti di civiltà.
Grazia Ribaudo fotografa la contemporaneità e il linguaggio sincopato della comunicazione fredda, interpreta le geometrie della nuova missiva e l’aritmetica del monologo che chiede colore per assaporare la vita.
La visione delle cose, sebbene mirate da visuali differenti, la proprietà di ambiti tematici che nella maturità del viaggio divengono poetici, accomuna i tre artisti in dialogo intenso. Passato e futuro si collegano in linea di continuità, richiamano sedimenti e accendono attesa.
È un invito al colloquio. E nel ritratto della parola risuona la scrittura.

Claudio Rizzi

 

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