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dal 17 aprile al 24 maggio 2009
orari: venerdì, sabato, domenica e festivi 10.00 - 12.00 / 15.00 –
18.00.
ingresso: € 2.60,
ridotto € 1.60
Inaugurazione: domenica 19 aprile ore 17.30
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Prefazione
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
Presentazione di Claudio Rizzi
Comunicato stampa
Il Museo Civico di Maccagno, dal 2006 al 2009, ha attuato il progetto “Acquisizioni” e nel percorso quadriennale ha selezionato circa duecento opere a sintesi del panorama di contemporaneità e a interpretazione delle differenti tendenze appartenenti al nostro tempo.
“Suggestioni” propone uno scenario omogeneo tra le opere acquisite dal Museo configurandosi quale traduzione pratica, punto di partenza e non traguardo, di un’idea che oggi indica nuovi percorsi e si propone come modello, o stanza di sperimentazione, per ragionare d’arte contemporanea senza enfasi di ridondanza ma nella conoscenza delle strutture portanti.
L’Arte Contemporanea, distaccatasi dall’obbligo figurativo imperante sino all’avvento dell’Ottocento e alla dichiarazione d’indipendenza del moderno, poggia solidamente sui fondamenti di evocazione e suggestione. Al carattere narrativo, che implicitamente conteneva fini didattici, didascalici e moraleggianti, si è sostituito il vettore dinamico della libertà di interpretazione attraverso suggerimento o quesito rivolti alle corde emotive. La rassegna affronta questo tema e approfondisce la lettura dei linguaggi artistici nell’attualità.
La mostra propone quarantacinque opere, tutte di proprietà del Museo Civico di Maccagno, appartenenti a quarantacinque artisti: Sergio Alberti, Giuseppe Ayna, Paolo Barrile, Anna Clara Beltrami, Paolo Bonaldi, Alessandra Bonoli, Giovanni Bruno, Claudia Canavesi, Elisabetta Casella, Nino Cassani, Lorenzo Cazzaniga, Alfredo Colombo, Melo Consoli, Giancarlo Curone, Francesco Dalmaschio, Mario De Leo, Ilaria Forlini, Mauro Fornari, Giovanna Fra, Grazia Gabbini, Adriana Marchetto, Max Marra, Franco Marrocco, Gualtiero Mocenni, Elena Modorati, Maria Molteni, Antonio Musella, Ayako Nakamiya, Daniela Nenciulescu, Raffaele Penna, Lucio Perna, Antonio Pizzolante, Gabriele Poli, Grazia Ribaudo, Giusi Santoro, Alessandro Savelli, Paolo Schiavocampo, Ida Rosa Scotti, Stefano Soddu, Osvaldo Spagnulo, Elena Strada, Luigi Stradella, Alessandro Traina, Armanda Verdirame, Pierantonio Verga.
A cura di Claudio Rizzi, con coordinamento di Ad Acta, Patrocinio di Regione Lombardia e Provincia di Varese, catalogo Silvia Editrice, la mostra propone al pubblico un ampio e ulteriore capitolo della contemporaneità.
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Suggestioni
di Fabio Passera, Sindaco di Maccagno
Un
evento che avevamo a lungo cullato come un sogno, finalmente si avvera.
Dopo ben quattro edizioni di Acquisizioni (dal 2006 al 2009), oggi inauguriamo
una mostra completamente “fatta in casa”, cioè attingendo direttamente dalla
Collezione del nostro Museo.
Finalmente una raccolta “vera”, frutto di autori importanti e per certi versi
decisivi per chi vuole conoscere l’Arte Contemporanea della Lombardia.
Quando Claudio Rizzi un lustro fa mi presentò questo progetto che un giorno
avrebbe preso forma, lo ascoltai soltanto in nome della profonda deferenza che
mi viene dalla sua cultura e dalla profondissima conoscenza della materia.
Certo, mi rendo conto di averci messo tanto anche del mio in questo approdo, non
foss’altro per aver creduto ciecamente e convintamente nella bontà di un
percorso che ai più sembrava velleitario e un po’ fuori dal tempo.
Invece, eccoci qua.
Più si avvicina la scadenza del mio mandato elettorale e più forti sono i
messaggi che partono dal Civico Museo.
Presentare oggi una cinquantina di opere di esclusiva proprietà del Comune di
Maccagno (sapendo anche che sono solo un quarto di quelle che ancora attendono
pazientemente il loro turno), lo si può leggere in mille modi. Ma certo, non
sono “Suggestioni”.
Qui si parla di cose concrete, per quanto concreto può essere un discorso legato
all’arte, al bello, al piacere di guardare e di imparare.
“Suggestioni” sono senza dubbio quelle di chi osserva un po’ smarrito il frutto
di tanto lavoro, di tante discussioni e anche di qualche inevitabile
compromesso.
Allora, oggi, questa mostra la voglio dedicare a Claudio Rizzi: ma molto prima
che al professionista, la voglio dedicare all’amico.
E anche se un Sindaco non deve mai cedere alla tentazione dell’autocelebrazione,
questo evento lo voglio dedicare un po’ anche a me.
Alla mia testardaggine, al mio coraggio, alla coerenza di chi crede in quello
che fa.
Domani è un altro giorno e la sua pena la scopriremo, appunto, domani.
Ma oggi stringo orgogliosamente la mano a chi arriva a Maccagno per capire il
piccolo segreto di un Comune che non ha mai smesso il coraggio di pensare in
grande.
Fabio
Passera
Sindaco di Maccagno
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Suggestioni
di Claudio Rizzi
Dalla
visitazione di siti internet con specificità in materia, dai quesiti posti e
dalle istanze d’approfondimento, si deduce quanto i giovani, studenti, laureati
o praticanti, desiderino ampliare la conoscenza e la padronanza del concetto di
museo.
In effetti, nell’epoca targata globalizzazione, là dove pare di possedere tutto
anche senza aver elaborato nulla, quando il divenire appare irrefrenabile,
vittima e colpevole al contempo di una velocità tale da eludere ogni possibilità
di verifica e di controllo, l’idea di museo può apparire, nell’intimo substrato
di staticità, come anacronismo aristocratico erede di cultura da abbattere e da
tradurre nel compromesso venale di liberismo della produttività.
Ma nonostante gli imperativi del futile, derivanti dai media, dai modelli e
persino dalla politica, che pure dovrebbe essere girone superiore e privilegiato
del pensiero umano, il concetto di museo ancora affascina e permane, seppure
sottopelle, come naturale cromosoma di convivenza civile.
Si potrebbero attivare varie ricerche a motivarne il perché ma inizialmente può
bastare anche una considerazione preliminare. La parola museo, in qualsiasi
lingua venga pronunciata, è una delle poche al mondo ovunque recepita. Si
contano sulle dita e forse di una mano sola. Senza scandalo e senza retorica, se
parliamo di Dio, non tutti ci comprendono e viceversa. Ma Coca Cola, Museo,
computer e, forse, Walt Disney, le capiscono tutti.
Museo tramanda il tempo, lo traduce perché lo testimonia e la memoria appartiene
al mondo, importante tanto da essere talora trafugata e traslocata, non per il
valore economico che una volta non esisteva ma per il significato di possesso di
un patrimonio incommensurabile nei caratteri di genialità e di elevazione al
sublime.
L’arte è interpretazione del proprio tempo e, quando illuminata, anticipazione
del futuro. Il Museo d’Arte Contemporanea è documentazione di una fase sociale,
civica e culturale. La storia si leggerà domani anche attraverso la sensibilità,
di denuncia, di convivenza o di sopportazione, degli artisti e degli
intellettuali.
Il Museo è vivo, attivo, responsabile delle proprie scelte. La responsabilità
necessita di senso etico e preparazione in materia. Ecco perché consapevoli o
meno, apportano grave contraddizione i burocrati quando propensi a statica
gestione dell’immobilità oppure i consiglieri improvvisati per esibizionismo
borghese, confezione d’immagine o improvvido tentativo di carriera.
Sono tutti limiti letali, contrari al principio della cultura.
Un tempo gli editori erano animati da vocazione e scelta di campo, consapevoli e
determinati sino a viverne le conseguenze.
Gli artisti subivano il confino, materiale oppure esilio morale, come Levi da un
lato e Sironi dall’altro.
Il territorio del dibattito non considerava nemmeno lontanamente il riscontro di
botteghino. Era ideale che si traduceva in insegnamento.
Poi abbiamo seppellito i valori morali per idolatrare liberismo e guadagno: così
molti dei nostri figli non trovano prospettiva e tanti vedono all’orizzonte il
nulla.
Si dica quello che si vuole ma questo è un aspetto della realtà.
Nel grande equivoco sociale, il concetto di Museo è scivolato nel vallone tra
mausoleo e scatolone, contenitore da riempire, di volta in volta e solo
talvolta, con ingredienti impropri anche se risonanti. Sino a svuotare i
caratteri di personalità per accogliere ospiti di propaganda facile anche se di
esigua statura.
Ma il Museo è un’altra cosa. Piccolo o grande non importa. I carati non
dipendono dalla misura e San Francesco non era Carnera.
Il Museo consiste nell’idea, nella finalità e nella programmazione di attività.
La staticità è nemico primario perché una cattiva tendenza, divenuta immagine
dannosa, ha influenzato il pubblico generando una sensazione di grigiore e di
muffa. Occorre trasmettere vivacità e vitalità ma nei canoni di coerenza e
progetto.
Non basta l’occasionalità né valgono gli apporti estemporanei o cointeressati di
amici e parenti.
Un museo fatica a consolidarsi ma basta una buccia di banana per sprofondare in
acque alte.
I sostegni, i pilastri, consistono nelle proprie fondamenta, che divengono
storia, presente e futuro.
Una collezione forte, capace di esprimere una sintesi dell’arte contemporanea,
linguaggi e tecniche, qualità e contenuti, permette un percorso autonomo e
garantisce un terreno di operatività teso all’approfondimento quanto alla
panoramica.
La dotazione di un museo è molto importante per la pluralità di tematiche e per
la dinamica di progettualità.
Una raccolta monografica, per quanto rilevante nell’indice patrimoniale,
evidenzia sempre il limite della propria natura. Invece la molteplicità
espressiva determina un concorso di valori, correlati e complementari, attivi
nella tessitura di tesi, antitesi, territori di studio e dibattito.
Il nostro museo, dal 2006 al 2009, ha attuato il progetto “Acquisizioni” e ha
selezionato circa duecento opere a sintesi delle espressioni del nostro tempo.
“Suggestioni” è traduzione pratica, punto di partenza e non traguardo, di
un’idea che oggi indica un modello di percorso o una stanza di sperimentazione
per ragionare d’arte contemporanea senza enfasi di ridondanza ma nella
conoscenza delle linee portanti.
La mostra ribadisce l’identità coraggiosa del Museo, alimentata da un Comune di
piccole dimensioni ma animata da indubbia personalità, capace di coerenza e
autonomia nella determinazione degli obiettivi.
La suggestione configura un concetto ampio e diffuso. Appartiene a tutti, nei
riverberi di sentimento, memoria e attesa.
Si contrappone alla realtà benché talune connessioni possano risultare
consequenziali o complementari. Ma è frutto dell’animo più che dei sensi e in
prospettiva indica lo spazio astratto più che il perimetro della concretezza.
L’Arte Contemporanea, distaccatasi dall’obbligo figurativo imperante sino
all’avvento dell’Ottocento e alla dichiarazione d’indipendenza del moderno,
poggia solidamente sui fondamenti di evocazione e suggestione.
Al carattere narrativo, che implicitamente conteneva fini didattici, didascalici
e moraleggianti, si è sostituito il vettore dinamico della libertà di
interpretazione attraverso suggerimento o quesito alle corde emotive.
Inquadrare il territorio della suggestione, proporre tematiche di lettura e
opportunità di riflessione tende a rinvigorire un cammino di ricognizione e
comprensione della contemporaneità.
Un percorso oggi agibile con le proprie forze, nella consapevolezza della misura
e nella sobrietà delle scelte ma con intima soddisfazione.
Senza dipendere da fattori esterni che talvolta e malamente si rivelano
estranei.
Claudio Rizzi