Maccagno con Pino e Veddasca - Lunedì, 30 Marzo 2026

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Extinctions - Deborah Kruger

Extinctions
DEBORAH KRUGER
a cura di Barbara Pavan

Civico Museo Parisi Valle
Sabato 11 luglio 2026, ore 17.00
Inaugurazione della mostra
Fino al 25 ottobre 2026

Il Civico Museo Parisi Valle, progettato da Maurizio Sacripanti, è una costruzione-ponte in cui gli elementi naturali si fanno componenti strutturali e reali dello spazio. I percorsi disarticolati e sospesi tra ambiente e artificio creano un dialogo costante con il paesaggio circostante, generando un’esperienza sensoriale in cui arte, natura e territorio si intrecciano senza soluzione di continuità. Qui trova perfetta collocazione la prima grande mostra personale europea di Deborah Kruger che intreccia arte, linguaggio e istanze ambientali, risuonando con l’impianto del museo: le opere dialogano con lo spazio e il paesaggio, riflettendo la stessa continuità tra natura e cultura, tra estetica e impegno ambientale, che caratterizza l’architettura di Sacripanti. Museo e mostra si rispecchiano così in un’armonia di forma e contenuto, in cui il territorio e la comunità diventano parte integrante dell’esperienza artistica.

Deborah Kruger è un’artista americana formatasi presso il Fashion Institute of Technology di New York dove lo studio del disegno e della progettazione tessile ha profondamente orientato il suo linguaggio visivo. L’attenzione per la dimensione materica costituisce ancora oggi l’ossatura della sua pratica, che intreccia istanze ambientali, riflessione culturale e sperimentazione formale. Nel corso della sua carriera ha insegnato, tenuto conferenze ed esposto in musei, gallerie e università negli Stati Uniti, in Messico, Europa, Asia e Australia, consolidando una presenza internazionale nell’ambito della fiber art.

La sua attività espositiva comprende numerose partecipazioni a rassegne collettive e biennali di rilievo internazionale tra cui Interpretations al Visions Museum of Textile Art (VMOTA), San Diego (2025-26); Drifts and Tremors all’Aqua Art Fair di Miami durante l’Art Basel, Miami Art Week (2025), e Drags and Woops: The Poetics of Rupture presso MIA Curatorial Projects, Miami (2025), entrambe curate da Milagros Bello; Our Fragile Moment alla Hudson Guild Gallery, Chelsea, New York (2025), a cura di Fran Beallor; la Biennale Coined in the South al Mint Museum di Charlotte (2024); la III Bienal de Artes Plásticas y Visuales de Engativá, Bogotá (2024), come artista ospite; la X International Biennial of Contemporary Textile Art a Miami (2022), la Bienal Rufino Tamayo IX presso il Museo de Arte Contemporáneo Internacional Rufino Tamayo di Città del Messico (2021–2022) e Fiberart International presso Contemporary Craft, Pittsburgh (2019).
Le sue opere sono presenti in importanti collezioni permanenti, tra cui il Museum of Arts and Design (MAD), New York, il Visions Museum of Textile Art di San Diego, la Città di Raleigh, North Carolina e la World Textile Association. Una sua opera a parete di grandi dimensioni è attualmente esposta all’Ambasciata degli Stati Uniti in Turkmenistan nell’ambito del programma Art in Embassies Program. Nel 2024 la sua mostra personale Turbulence: Birds, Beauty, Language & Loss è stata presentata presso la Block Gallery di Raleigh, North Carolina. Nel corso della sua carriera ha partecipato a residenze artistiche presso il Millay
Colony for the Arts; La Porte Peinte Centre, Noyers-sur-Serein, Francia; Hypatia-in-the-Woods; e l’Icelandic Textile Center.

La mostra Extinctions di Deborah Kruger presenta un nucleo significativo di opere recenti dell’artista, articolandosi come un’indagine etica, estetica e politica sulle perdite irreversibili che segnano il XXI secolo. Al centro della sua ricerca si collocano due fenomeni solo apparentemente distinti: l’estinzione di numerose specie di uccelli e la progressiva scomparsa di lingue indigene in diverse aree del pianeta. Kruger li assume come sintomi convergenti di una medesima crisi sistemica, che investe simultaneamente ecosistemi naturali e patrimoni culturali. Il percorso espositivo riunisce sculture morbide, arazzi monumentali e opere a parete accomunate dall’impiego di un elemento formale distintivo dell’artista - le piume ricavate dalla rifusione di plastica riciclata, successivamente serigrafate con immagini di uccelli in pericolo di estinzione e sovrastampate con testi in lingue a rischio. La scelta del materiale introduce una dimensione semantica rilevante: la plastica, emblema del consumo globale e tra i materiali responsabili dell’alterazione ambientale, diviene supporto per una narrazione che denuncia le responsabilità umane nel cambiamento climatico e nella distruzione degli habitat, tanto naturali quanto culturali.

La pratica di Kruger riflette in modo evidente la sua formazione in textile design nella dimensione estetica e nella cifra tattile delle superfici. La materialità e la stratificazione diventano strumenti attraverso cui l’artista articola una critica ai modelli di produzione e consumo contemporanei, mantenendo un saldo ancoraggio alla fisicità dei materiali e alla manualità delle tecniche e alla loro capacità di veicolare memoria e significato
L’impianto teorico sotteso alla mostra si radica in una visione sistemica della realtà. In natura nulla può essere compreso se isolato dal contesto relazionale che lo determina: ogni elemento è parte di una rete complessa di interdipendenze. Le riflessioni di Edward Lorenz sull’“effetto farfalla” hanno evidenziato come minime variazioni possano generare conseguenze imprevedibili nei sistemi complessi; analogamente, il principio di azione e reazione formulato da Isaac Newton ribadisce l’inevitabilità delle ripercussioni di ogni intervento. Il comportamento umano dunque non può essere considerato estraneo alle dinamiche che regolano gli equilibri del pianeta.
Indagando la frammentazione degli habitat, Kruger mette in relazione la perdita di biodiversità con l’erosione delle culture e delle lingue periferiche: dietro entrambi i processi si profila un sistema di potere industriale, economico e mediatico che, promuovendo modelli di consumo omologanti e massificati, tende allo sfruttamento intensivo delle risorse, generando effetti diffusi e talvolta imprevedibili. A subirne maggiormente le conseguenze sono le realtà più fragili - specie animali vulnerabili e comunità indigene - indicatori sensibili di una crisi che attraversa la biodiversità dell’intero ecosistema globale.

La mostra sollecita un’ampia riflessione sulle relazioni tra produzione, consumo e tutela della vita - umana e non umana - e sulle responsabilità individuali e collettive all’interno di un orizzonte etico condiviso. L’arte, per Deborah Kruger è uno spazio di evoluzione continua: un ambito in cui rendere visibili le opacità dei macro-sistemi contemporanei e restituire voce a ciò che rischia di essere definitivamente cancellato (Barbara Pavan).

Orari mostra
Venerdì: 15.00 - 19.00
Sabato e domenica: 10.00 - 12.00 e 15.00 - 19.00
Ingresso gratuito


Locandina (click per ingrandire)

Locandina Kruger 

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via Leopoldo Giampaolo 1
21061 Maccagno con Pino e Veddasca
tel. +039 0332 561202
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